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I miei ricordi sull'Europa come unione politica risalgono alla scuola elementare, quando si era da poco passati dalla CECA, Comunità europea del carbone e dell'acciaio, alla CEE, Comunità economica europea, primo passo verso l'Euro. A queste prime ricerche seguirono, durante gli anni della scuola media, le celebrazioni per la Festa dell'Europa. Ricordo l'impegno per comporre le bandiere dei pochi paesi allora presenti, e anche quella dell'Europa, difficile da trovare. Ogni professore contribuiva: chi spiegava la storia dell'Unione, chi ci insegnava a cantare e suonare col flauto l'Inno alla Gioia, si preparavano recite - ricordo una mia celebre interpretazione di De Gasperi, insieme ad altri due bambini che interpretavano Schuman ed Adenauer, Padri Fondatori dell'Unione Europea - si componevano cartelloni da esporre nella scuola. Credo che in quegli anni si sia formato il mio spirito europeista, grazie proprio al lavoro di quegli uomini e quelle donne che si prodigavano a far diventare uomini quei bambini impacciati e timidi. Ricordo quando scoprii che si pensava ad una moneta unica, era il 1992 e come mi sembrava lontano il 2002, anno di introduzione dell'Euro, che oggi teniamo in tasca. Ma quello che subito ho intuito, anche se piccolo, è lo spirito di ricerca di una pace stabile in Europa - dopo due Guerre mondiali nella prima metà del secolo scorso, che hanno sconvolto e distrutto gli uomini e le donne del Vecchio Continente - e di valori e diritti condivisi. Era possibile mantere la pace che si viveva da cinquant'anni trovando una sintesi di valori nel caleidoscopio di culture dei popoli europei. Impresa non certo facile, ma sicuramente possibile. Oggi, con la moneta unica in mano, il Trattato Costituzionale in via di ratifica dai Paesi membri, l'abbattimento delle frontiere, un parlamento attivo, istituzioni che, pur sembrando lontane, contribuiscono ad elevare il tenore di vita dei cittadini europei, quello che manca è la ricerca di valori universali che fondino i diritti dei 500 milioni di cittadini europei e di riflesso del resto della popolazione mondiale. Non bastano infatti l'Euro, le Istituzioni comunitarie, le buone intenzione di pace a fondare i diritti umani e promuovere lo spirito europeo. Il Presidente del Senato, Marcello Pera, scrive: "Soffia sull'Europa un brutto vento. Si tratta dell'idea che basta aspettare e i guai spariranno da soli, o che si può essere accondiscendenti anche con chi ci minaccia e potremo cavarcela. E' lo stesso soffio del vento di Monaco nel 1938. Sembra un sospiro di sollievo, in realtà è un affanno e potrebbe essere un rantolo. Di chi, non sapendo più bene a quali principi dedicarsi, li mescola tutti in un'accozzaglia retorica" (Pera, Ratzinger. Senza Radici. Mondadori). Sembra che, raggiunta la forma istituzionale attuale, l'Unione Europea abbia lasciato il compito di ricerca di valori ad altri, ma non si sa bene chi, rinunciando allo spirito degli anni '50 quando si formò, in embrione, l'Europa: una comunità spirituale, di valori, di civiltà. L'Europa di oggi, dunque, non è quella dei Padri Fondatori, viviamo sì in una comunità economica, il libero mercato è una reatà collaudata, ma abbiamo perso di vista quella “volontà politica superiore”, quella “mentalità europea” quella “civiltà europea” di cui parlavano i Padri Fondatori. Su quali basi fondare la civiltà europea? parliamo dunque di radici dell'Europa. Cristiane, sosteneva De Gasperi, sono le radici culturali dell’Europa. “Come concepire un’Europa senza tener conto del cristianesimo, ignorando il suo insegnamento fraterno, sociale, umanitario?”. Oppure: “la società europea, nonostante molte deviazioni e frequenti contrasti, riconosce che le sue origini, il suo corso, le sue evoluzioni, la portarono a collocare al suo centro, non lo Stato, non la collettività, ma l’uomo, la persona umana. Qui la concezione cristiana e quella umanitaria si fondono e sono confortate dalla storia”. Oggi siamo molto lontani da queste idee, l'esclusione dal preambolo del Trattato Costituzionale delle radici giudaico-cristiane dell'Europa è solo l'ultima conferma. Ma non possiamo non lavorare perchè, i cittadii europei, uomini e donne, vecchi e bambini, contribuiscamo alla formazione della "civiltà europea" alla base del progetto politico dell'Unione Europea. Approfittiamo di questo giorno, non solo per festeggiare ciò che già abbiamo, ma per scoprire quanto ancora manca alla formazione di un'Unione Europea delle persone e dei valori. Giovanni Nocera Presidente Centro del Mediterraneo Associazione culturale Agrigento
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